Finanza verde e assicurazioni: quale legame? di Pasquale Marcello Falcone, Piergiuseppe Morone, Edgardo Sica

Con l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il settore delle tecnologie low-carbon è destinato a crescere notevolmente nei prossimi anni, fornendo un’importante occasione di sviluppo per le imprese. Ciò potrà avvenire non soltanto dal lato dell’offerta delle green technologies(mediante, cioè, la creazione di nuove opportunità di business per le imprese che volessero produrle) ma anche da quello della domanda. Le tecnologie low-carbon, infatti, sono al centro di quella che può essere definita come la “quarta rivoluzione industriale” e pertanto, l’investimento in tale comparto potrà determinare per le imprese un importante vantaggio competitivo nei confronti dei propri competitors sia mediante un uso più efficiente (e, quindi, meno costoso) delle risorse impiegate nei processi produttivi, sia in termini di una rinnovata immagine nei confronti dei propri clienti.

Gli investimenti in green technologies presentano, tuttavia, un alto grado di rischiosità. In fase progettuale, in particolare, il rischio maggiore è quello della stima del livello di redditività dell’investimento. In fase di realizzazione, invece, esistono numerosi rischi legati all’ottenimento dei permessi ambientali necessari per la realizzazione delle infrastrutture green ed alla complessità dei progetti che potrebbero far incrementare i tempi di realizzazione degli impianti e, con essi, i costi complessivi. In fase operativa, infine, i rischi principali sono legati alla performance dell’investimento stesso nonché ai prezzi energetici e alla domanda. L’alta rischiosità degli investimenti in green technologies determina un incremento del costo del capitale con la conseguenza che laddove l’asset finance (il ricorso, cioè, ai mezzi finanziari propri) non dovesse essere sufficiente, la capacità di investimento da parte delle imprese potrebbe essere significativamente limitata.

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